Maurizio Ongaro: Il nostro gergo
Il nostro gergo.
Tutti abbiamo un gergo o lessico. Un insieme di parole o frasi, dette idiomatiche, che utilizziamo per esprimerci tra di noi.
Spesso sono dettate dalla brevità e dall'incisività.
Altre volte dal desiderio di utilizzare frasi e parole proprie, personali.
Infine possono essere usate per mantenere una certa riservatezza durante discorsi condotti in pubblico.
Questa è una raccolta del nostro gergo.
E' importante sottolineare che non tutte le voci che lo compongono sono "inedite"; anzi la maggior parte sono il parto di altrui menti.
Fanno parte del nostro gergo perché sono da noi utilizzate. Noi, amici che si conoscono da lungo tempo e che hanno in comune tutta una serie di episodi, letture ed esperienze. Se fossimo in un contesto pubblico o istituzionalizzato si potrebbe parlare di...ese.
(Politichese, sindacalese... esquimese).
Mi è piaciuto raccoglierlo.
Tutto sommato era un peccato perderlo.
Le tradizioni orali finiscono rapidamente, seppellite dai limiti della memoria.
Proprio perché solo pochissime sono farina del mio sacco, vorrei devolvere qualunque eventuale provente all'Associazione per la lotta contro la Sclerosi Multipla.
Deriva dal titolo del film: "Rambo 2, la vendetta".
Viene usata preponendo il nome di una situazione o di una persona. Ad esempio, citando una ennesima figuraccia di un Tizio, si pronuncerà: "Tizio due, la vendetta".
Quando al ripetersi di un'azione la scusante dell'ignoranza non può più bastare. Usata anche come "Resa dei conti".
Identifica una persona molto influente o potente...
Tratto dalla canzone di Branduardi: "Alla Fiera dell'Est". Usato come finale troncante di una lunga descrizione.
Deriva dalla descrizione del massimo livello della Croce di Ferro, la famosa onorificenza militare tedesca ai tempi del terzo Reich. L'esatta definizione era: "... Croce di Cavaliere della Croce di Ferro, con serto di fronde di quercia in oro, spade e brillanti..."[1]
Serve a concludere elenchi di cose futili o capziose. Oppure viene usato per identificare che l'oggetto in descrizione è il più accessoriato o completo possibile, il top della gamma.
Per inciso l’onorificenza era questa, eccola:
Figura 1: Croce di Cavaliere della Croce di Ferro, con serto di fronde di quercia in oro, spade e brillanti.
La frase iniziale sott'intesa è: "attaccarsi al cazzo", spesso descritta con gesto significativo.
Metaforicamente indica che ci si può attaccare al cazzo così tanto da poterci fare addirittura sci acquatico.
Deriva da una canzone di Guccini, "La canzone delle osterie di fuori porta"[2] e descrive avvenimenti squallidi o deprimenti.
La frase trae origine da una serie di obiettivi del gioco Risiko!, seconda edizione.
Conclude, evidenziandone l'ingerenza, un elenco di condizioni particolarmente vessatorie o di difficile realizzazione.
Dialettalmente vuol dire a cucchiaiate.
Viene usata per descrivere largo dispendio o spreco di mezzi.
Deriva dal libro "La saga dei Forsyte".
La pronunciava un personaggio ogni qual volta apprendeva di essere stato tenuto all'oscuro di qualcosa.
Si usa anche, ironicamente, in tono falsamente autocommiseratorio, quando ci si accorge di essere stati tenuti all'oscuro da cose o fatti, spesso piacevoli.
Frase usata ironicamente per sottolineare doti di acume, proprio od altrui.
Continuazione... "tutto va ben, tutto va ben!". Deriva da una canzone degli anni trenta.
Risposta a latori di descrizioni o notizie sfavorevoli, al limite del catastrofismo.
Viene usato per dire che le abbiamo viste proprio tutte.
Era una delle frasi finali del film "Blade Runner".
In realtà l'esatta frase era la seguente:
"Bella esperienza vivere nel terrore. In questo consiste essere uno schiavo. Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione ed ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.
E' tempo di morire".[3]
La tipica frase dei benzinai.
Viene usata come risposta a richiesta particolarmente pressanti e vessatorie. Come per dire: "E poi, vuoi che faccia anche qualcosa d'altro?"
Deriva da un fumetto, "Topolino eroe della seconda guerra mondiale".
Evidenza l'appropinquarsi della conclusione, spesso ignominiosa, di una faccenda.
Dispregiativo: ci si riferisce ad una persona che meriterebbe di fare codesta fine atroce e fortunatamente impossibile.
Frase che si pronuncia quando ci si è completamente dimenticati di un appuntamento.
Spesso accompagnata da una significativa e rumorosa pacca sulla fronte.
Vedi: La notte del Grande Cocomero.
Usata come superlativo.
Identifica un atteggiamento consolidato.
Si aggiunge una frase esplicativa, spesso del gergo stesso.
Ad esempio: "E così lui, al motto di «il risparmio è una sana virtù», ha acquistato quella tal cosa, anziché‚ quell'altra".
Conclude, quasi troncando, una descrizione prolissa.
Come nell'omonimo fumetto di Bonvi, serve a descrivere donne incredibilmente brutte e/o grasse.
Affermazione solenne, rafforzativo.
Usata anche come sbalordita richiesta di conferma a notizie incredibili.
Credo che sia di origini dialettali lombarde.
E' il nome di una città Etiope, salita agli onori della cronaca dopo la conquista dell'impero.
Portata alla ribalta dalla trasmissione televisiva "Emilio". Identifica un problema o complesso concatenarsi di cose, oppure una serie di oggetti, senza voler entrare nei dettagli. "Spiegami un po' tutto l'Ambaradan?"
Deriva da una canzone di Guccini: "Scirocco"[4]. Per essere precisi nella canzone viene detto “Largo gesto barocco”, ma il senso è il medesimo.[5]
Indica un modo di fare evasivo oppure che non si desidera dare soddisfazione.
Deriva da una strofa di una canzone di Riki Gianco.
Usato in contesti sentimentali dove un atteggiamento di stacco o rottura può essere molto più salutare di un patetico, costante ed autolesionista presenzialismo, inutile e controproducente.
Descrizione figurata di cose o personaggi poco evoluti oppure non all'altezza della situazione.
Termine tecnico marinaro.
In marina si usa per identificare un vascello. Si fanno spesso navi identiche, con nomi diversi così, per identificarle, si attribuisce la classe. Generalmente la classe prende il nome della prima nave di quel tipo varata.
Si usa per descrivere persone, utilizzando come riferimento altre persone già conosciute, che hanno caratteristiche caratteriali analoghe.
Deriva da una felicissima battuta del fumetto "Asterix e il paiolo", ove, per meglio identificare il carattere burocratico di un esattore fiscale, il contenuto del fumetto era similare ad un formulario con le varie domande ed a fianco l'apposita casella per le risposte. Quando la domanda posta presuppone pochissime risposte, in genere un semplice si o no.
Esempio: "Ho russato questa notte? Apporre una X sull'apposita casella".
Dal film di Frank Capra: "Angeli con la pistola".
La scena era le seguente: Una determinata situazione stava precipitando. Un maggiordomo, con molta eleganza, si stava apprestando ad uscire (diciamo pure scappare), con una valigia in mano.
Un gangster lo apostrofava:
"Dove stai andando?" - "Vista la situazione - rispondeva il maggiordomo - fuggo la nave che affonda” ”Con tutte e due le gambe rotte?" - chiese, sornione, il gangster. "Apprezzo la sfumatura" - rispose il maggiordomo, voltandosi sui talloni e ritornando al suo posto.
Si usa anche per comunicare di aver capito benissimo che l'interlocutore non ha alcuna intenzione di rispondere positivamente ad una nostra richiesta, ma sta diplomaticamente aggirando la domanda.
Deriva da una felice rubrica della rivista satirica "Cuore". Identifica la propria opinione in merito a cose o fatti irrilevanti o superficiali.
Ovviamente è un lungo panegirico per comunicare il proprio disinteresse.
Rappresentazione figurata della legge del più forte o di una posizione di superiorità.
Ovvero, traslato, aver rotto il cazzo.
L'idea è quella del Conte Dracula o di un vampiro.
Il rafforzativo esagerato implica che si ha uno smodato desidero di vendetta, ovvero affondare i denti nella gola del fedifrago.
Aggiungendo: "e non essere calvi".
Esternazione atta a specificare la quantità di guai che ci attanaglia.
Richiede o raccomanda un atteggiamento più serio o maturo.
Approvazione ad un'idea oppure al comportamento di una persona. Spessa usata in senso ironico.
Trae le sue origini da una strofa di una canzone di Guccini , "Eskimo".[6]
Consiglia, nelle decisioni importanti, il proprio arbitrio. Spesso usata, come nella canzone, in campo sentimentale.
Dialettale romanesco. È il bidone della rumenta, quello grosso.[7]
Aggettivo identificante un personaggio grasso e volgare.
Lungo panegirico atto ad indicare chi sta agendo in modo da recar danno al prossimo suo. Spesso usata come domanda onde evitare di procedere in tal disastroso senso.
Frase tratta dal libro "Scappa, scappa, galantuomo “ Di Max G. Rusca e Tano Parmeggiani. La frase esatta era “…tendono ad appoggiare le nocche a terra piegando le ginocchia e a procedere a balzelloni…” ed è tratta dall’Oroscopo dei Gemelli.
Descrive una persona poco intelligente, assimilabile per comportamenti ed atteggiamenti ai primati.
Anche se non eccessivamente corretta dal punto di vista grammaticale, viene pronunciata letteralmente come rafforzativo in momenti di foga.
Continua con: "...perché‚ qui c'è una bella patatona bollente..."
Quando si avvicina una fregatura.
Paradossale frase del fumetto, "Vita e dollari di Paperon De Paperoni".
Sembra incredibile che sia pronunciata da Paperone, eppure è così. Da proprio l'idea della rivalsa, oppure è il preludio di un inutile e copioso spargimento di denaro.
Dal film "I mostri"[8].
La scena raffigurava un marito teledipendente (Ugo Tognazzi) che si pasceva davanti alla televisione di filmacci e porcherie varie, mentre la moglie, nella stanza accanto, lo cornificava ampiamente con l'amante di turno, raggiungendo livelli di sfrontatezza notevoli, quali mandare l'amante di soppiatto nella sala e servirsi un drink dal mobile bar. Tanto il marito, completamente assorto dalla televisione, non si accorgeva di nulla.
Nella scena finale il marito, finito lo spettacolo televisivo, si ritirava in camera da letto, e rivolgendosi alla moglie (ormai esausta) le diceva: "Che ti sei persa", riferendosi appunto al fatto che non si fosse fermata con lui a vedere la televisione.
Ironizza l'assenza a cose di poco conto.
Modo di dire napoletano che indica che spesso i risultati sono conseguenti agli sforzi e, soprattutto, alle scelte effettuate.
Antica minaccia che si recitava alle elementari ove, proporzionalmente, il fratello che ha fatto la terza media è una specie di colosso sia per età che per prestanza fisica. Modo di dire atto a specificare che in caso di ingerenza o minaccia si può ricorrere a qualcuno superiore, per modi o responsabilità.
Dalla canzone di Cochi e Renato, "Il reduce ".
Stigmatizza atteggiamenti di protagonismo.
Narra la leggenda che i kamikaze, prima dell'ultima partenza, si apponessero alla fronte una fascetta bianca, che per quei popoli è il colore del lutto, con il simbolo del Giappone, ovvero un sole nascente.
Quindi, quando si parla di chicchessia che è partito cingendosi la fronte con codesta fascetta, implica una feroce determinazione ad attuare un atteggiamento aggressivo fino ai limiti dell'autodistruzione, una tipica partenza kamikaze senza ritorno.
Quando della cosa si deve occupare qualcuno preposto, generalmente una macchina, oppure quando la cosa è talmente automatica che non si prevedono problemi.
In genere si aggiunge, imitandolo, il rumore scampanellante del telegrafo di macchina. (Tling! Tling!).
Disposizione ufficiale, parola d'ordine, diktat che non ammette repliche.
Altro mottetto napoletano: utilizzando il latino maccheronico indica che così come si è pagato così viene effettuata la tintura della casa. Ovviamente questo vuol dire che l'azione è direttamente corrispondente ai mezzi forniti, soprattutto se scarsi ed insufficienti.
La frase può anche essere usata in modo riflessivo, ovvero "Come pittazio, pagazio".
Il che vuol dire che la ricompensa è direttamente proporzionale al lavoro effettuato.
Dalla canzone di Guccini , "La locomotiva".[10]
Epoche remote, passate. Gli esordi contrastati di una situazione ormai consolidata.
Dal fumetto "I pensieri di Pippo".
Prende in giro atteggiamenti di sovraoccupazione o di affettazione e sfoggio di cultura.
Le equazioni vengono spesso descritte, come rafforzativo nonsense: "equazioni di settimo grado della scala Mercalli".
Vecchia barzelletta rappresentante la resurrezione di Lazzaro. Era la risposta che dava Lazzaro dopo che Gesù, per la terza volta, esclamava: "Lazzaro, alzati e cammina".
Risposta piccata a richieste formulate in modo imperioso.
Dalla canzone di De Andrè; "Bocca di Rosa". Identifica un atteggiamento remissivo, di espiazione.
Dalla canzone di De Andrè; "Bocca di Rosa". Identifica intenzioni bellicose, oppure in pompa magna.
Persona dedita ad oziare sul posto di lavoro, oppure a fingere di lavorare. Figurato: mancanza di lavoro, oppure inconcludenza.
Frase di Giovannino Guareschi.
Qualora si affronti una situazione spiacevole senza darlo a vedere.
Usata spesso in forma ironica.
Ovvero, come Amleto, in piena indecisione prima di agire. Tipico di chi deve scegliere tra due possibilità.
E' una frase dell'inno di Mameli.
Avere istinti battaglieri, oppure intenzione a risolvere una situazione in modo diretto, aggressivo.
Dalla canzone di Guccini , "La locomotiva"[11].
Azione finale o definitiva in situazioni perdenti o contrastate.
Deriva da una canzone degli anni sessanta di Edoardo Vianello, ed indentifica un completo equipaggiamento atto all'uopo, oppure un approccio a situazioni dense di aspettative, generalmente dal punto di vista sessuale.
Dalla canzone di Cochi e Renato, "A me mi piace il mare". Identifica discorsi o interlocutori demagogici che stanno convincendoci a tutti i costi spesso contro il nostro interesse.
Narra la leggenda che un gruppo di astuti coloni olandesi acquistarono l'intera isola di Manhattan agli indiani proprietari con il contenuto di un sacchetto di perline e cianfrusaglie varie. Come nell'esempio storico, cercare di gabbare qualcuno o di imbrogliarlo, acquistando qualcosa ad un prezzo irrisorio.
Figurativamente un prezzo irrisorio.
Deriva da un LP degli Squallor.
Tra un brano e l'altro, a mo' d'intervallo, venivano pronunciate frasi appartenenti alla vita quotidiana, quasi idiomatiche, aggiungendo il termine "Confucio", come se ne fosse lui l'autore. Una di queste era la famosissima "Fatti i cazzi tuoi! Confucio." A questo punto, per trasposizione, ogni qual volta si fa un breve e fugace accenno a Confucio, non si fa nient'altro che invitare l'interlocutore a tenere un atteggiamento riservato, oppure a rispettare la propria privacy.
Deriva dalla famosa dichiarazione di guerra mussoliniana del 6 giugno 1940.[12]
Identifica una discussione o litigio con chicchessia. Oppure l'intenzione a voler procedere contro qualcuno o qualcosa.
Da una felice serie di vignette di Giovannino Guareschi. Evidenzia, ironicamente, un drastico cambio di situazione.
Quando, in posto di lavoro, un dimissionario fa assumere dal suo nuovo datore di lavoro, ex colleghi del posto precedente. Si verificano così dei trasferimenti di dipendenti, da un posto di lavoro all'altro.
Ovvero: cani e porci.
Dialettale.
Identifica una partecipazione massificata oppure un gran numero di persone conosciute.
Ovvero: come voleasi dimostrare.
Qualora si verifichi l'evento predetto.
Letteralmente: vomitare prima di riuscire ad addormentarsi.
Qualora qualcuno non porti a termine un incarico, anche e soprattutto se molto gravoso.
Dalla canzone di De Andrè, "Sally".
Sottolinea una situazione positiva che si vorrebbe prolungare in eterno.
Deriva da un libro di Guareschi, "Il destino si chiama Clotilde". Frase scherzosa usata come preludio a spiegazioni di azioni o comportamenti.
Lungo panegirico per indicare persone malfide o truffaldine. L'idea sottintesa sarebbe che codeste persone riescano a rubare anche le dita della mano, durante la stretta iniziale.
Credo sia un'allocuzione romana. Indica chi procede dritto allo scopo, come una spada, appunto.
La frase deriva da una strofa della canzone "Tacchi, dadi e datteri" di Cochi e Renato.
Quando si inizia a descrivere, scherzosamente, una cosa che ha origini lontane e che non si desidera ricordarle tutte integralmente. Oppure per identificare una cosa che ha avuto origini lontane nel tempo.
La frase è abbondantemente riprodotta su tutti i mezzi pubblici milanesi. Traslata descrive, in modo molto figurato, il tipico e volgare gesto scaramantico che si usa per scongiurare l'eventuale malocchio.
In genere la frase viene accompagnata con un gesto identificante tali attributi.
Oppure viene usata, in senso figurato, come sinonimo figurato alla più volgare: "Attaccati al cazzo!".
Trae le sue origini da una strofa di una canzone di De Andrè, "Un medico". Evidenzia la situazione in tutti i suoi aspetti, spesso nefasti.
Risposta a commenti favorevoli o di approvazione.
Quando si simula di accettare, con falsa rassegnazione od impotenza, una situazione che invece incontra il nostro favore o che ci siamo adoperati a realizzare.
Commento ironico di constatazione di cose favorevoli o positive.
Spesso viene allungata con: "...il nipote della schifosa, l'erede di Kunta Kinte?".
Usata per esternare il proprio disappunto, qualora si venga esclusi da una decisione o situazione che avrebbero potuto benissimo interessarci o riguardarci.
Deriva da una strofa di una canzone di De Gregori, "Alice". Proclama la propria disapprovazione.
Vecchio modo di dire del periodo scolare che segnala la stanchezza anche da parte di chi parla o decide, quasi a giustificare i suoi errori o sviste.
Deriva da una strofa della canzone "Il reduce", di Cochi e Renato.
Descrive l'involontarietà, più o meno scherzosa, a giustificazione del proprio atteggiamento o comportamento.
Piccola variante, per meglio dire aggiunta, al proverbio che spesso polverizza morale e scrupoli: adesso anche in versione femminile, sia pur non eccessivamente femminista.
Generalmente si aggiunge anche: "Hai preso questa casa per un albergo?".
Commento di biasimo che festeggia l'arrivo dei ritardatari.
Strofa della nota canzone di Paolo Conte, "Bartali", prelude a complesse descrizioni che spiegano situazioni in corso, oppure viene usata appunto per evitare lunghi preamboli e venire subito al dunque.
Deriva da una frase del famoso libro di H. G. Wells, "La guerra dei Mondi". In seguito rappresentata radiofonicamente da Orson Wells. Veniva pronunciata da un cronista all'arrivo dei marziani. Infine venne ripresa dal settimanale satirico "Tango", simulando un bando di concorso per l'assunzione di avvistatori di missili a Lampedusa.
Viene usata per indicare l'apprestarsi di un determinato evento, cosa o persona, a lungo atteso.
Identifica il punto focale o cruciale della discussione.
Viene citata nel film "Più forte ragazzi", quando i due protagonisti, Bud Spencer e Terence Hill, si giocano la macchina vinta a "birra e salsicce". Quando une dei due commenta il risultato parziale sinora ottenuto, l'altro risponde così.
Traendo spunto dalla famosa favola si vuole circoscrivere un atteggiamento affrettato od impetuoso, oppure a cantar vittoria troppo presto.
Frase tratta dal libro "Scappa, scappa, galantuomo “ Di Max G. Rusca e Tano Parmeggiani. La frase esatta era “…qualche britanno si levava sulle gambe posteriori…” tratto dal 6 novembre.
Identifica persona poco intelligente o poco esperta, primordiale.
Deriva da un modo di dire descritto nel libro e film "Il Padrino" di Mario Puzo.
Durante le guerre tra famiglie mafiose newyorchesi venivano affittati appartamenti vuoti, arredati appunto solo con materassi, in cui i picciotti si rifugiavano tra un'azione e l'altra. Questo per garantire la più assoluta segretezza ed impedire agguati nei posti conosciuti. Metaforicamente si indica così chi è letteralmente “in guerra”.
Frase tratta dal libro "Scappa, scappa, galantuomo “ Di Max G. Rusca e Tano Parmeggiani. La frase è presente sia il 2 marzo che il 25 dicembre.
Quando il ragionamento pone l'interlocutore in posizione di inferiorità.
Usata figurativamente per evidenziare un ragionamento vessatorio a cui non si può ribattere.
Come nel linguaggio telegiornalistico, identifica un discorso già conosciuto, che viene periodicamente ripetuto. La classica "menata" o predica.
Sono arrivato in ritardo ed ha fatto partire un ampex sul tema..."E' questa l'ora d'arrivare. Hai preso questa casa per un albergo?"
Deriva da un arcaico fumetto della nostra infanzia, il cui protagonista si chiamava "Pedrito el drito". Come nella raffigurazione, desiderio di vendetta che sfocia in una pesantissima ritorsione.
Fare bella figura a spese altrui o con minimo sforzo.
Sottinteso "...cazzi propri".
Consiglia un atteggiamento riservato.
Da una strofa di una canzone di Guccini , "La Genesi".[13]
Ha lo stesso effetto di "Provaci tu, allora".
Usata quando si ricevono critiche reputate non pertinenti.
Soprannome di Gabriele D'Annunzio. In seguito, a seconda delle contingenze, anche altri personaggi di spicco mondiale, quali Ciausescu oppure Saddam Hussein, infine Bin Laden.
Si aggiunge, a secondo dei casi:
- il sale grosso.
- il tabacco di seconda.
- la neve in Russia.
Identifica personaggi grezzi o poco evoluti.
Deriva dal film "Amici Miei", non so più quale dei tre episodi. E' un'allocuzione toscana dal chiaro significato di: "Non me ne frega nulla" che ha il vantaggio di utilizzare il minor numero di parole, raggiungendo quasi il ritmo di un veloce scioglilingua.
Sinonimo di denaro.
Deriva dal fumetto "Alan Ford".
E' praticamente il suono prodotto dallo sfregamento dei polpastrelli del pollice e dell'indice.
Deriva dalla pronuncia affrettata e storpiata di una frase in romanesco, "G'ha a’ belle", inteso come "Ha la pelle". Si riferiva ad un cotechino con lenticchie presentato a tavola in occasione di un cenone di S. Silvestro.
Traslato è diventato un sinonimo di "...Come? Non ho capito niente!". Oppure di concetto esposto in modo incomprensibile.
Si usa generalmente a casa, ad esempio a tavola, quando non si ha alcuna voglia di alzarsi e si aspetta, con falsa e studiata indifferenza, che qualcuno si alzi per esternarlo: repentinamente ed a tradimento, proprio in quel momento la propria richiesta. Traslata si usa per richiedere un favore od una commissione, spesso non di lieve entità.
Termine gergale, credo sinonimo di attributo maschile, atto ad identificare persona stupida e goffa, di corto intelletto.
Barocchismo che saluta la declamazione di cose ovvie e scontate.
Infatti è tipico di parlare di scoperte scontate come "scoperte dell'acqua calda". Il rubinetto contraddistinto con il colore rosse è appunto quello dell'acqua calda.
Citando Walter Mattau nel film "Prima Pagina", si aggiunge anche: "E non pioveva da tre mesi".
In pratica raffigura il gesto tipico dei maniaci che, dice la leggenda, girino nudi paludati solo con un impermeabile che aprano al momento opportuno, ostentando il tutto.
Indica atteggiamenti libidinosi o desideri di conquista sessuale.
Elogiativo, spesso accompagnato dal gesto della mano come se si togliesse un cappello dalla testa, che saluta cose o azioni degne di approvazione.
Frase tratta dal libro "Scappa, scappa, galantuomo “ Di Max G. Rusca e Tano Parmeggiani. Più precisamente la frase era: “Per ciascuno dei quali, gli Autori vorrebbero mezza ghinea)” presente il 1° novembre.
Evidenzia il ripetersi o l'abbondanza di qualcosa.
Barocchismo atto ad indicare persona o cosa grossa, ingombrante e stupida.
Si usa per persone che non hanno un grande spessore mentale; anzi ne hanno così poco che, metaforicamente, non hanno cervello. Tanto che guardandoli negli occhi non si vede nulla, sino a vedere attraverso, ovvero sino alla nuca.
Ovviamente la frase ha notevoli arzigogoli, quali “vedere la parete posta dietro” oppure” la tappezzeria” e via via sino ad arrivare alla Ande. Ad Libitum.
Commento rafforzativo a cose non di lieve entità.
Ha lo stesso effetto di: "Hai detto poco o un cazzo."
Cose che inizialmente sembravano bellissime, hanno rivelato ben presto difetti dovuti a superficialità o carenza di contenuti.
Frase molto solenne che invita a riflettere attentamente sulle conseguenze future delle proprie decisioni.
Idem come sopra.
Conferma quanto detto in precedenza.
Controbatte tesi fallaci o facilmente contestabili.
Spesso viene pronunciata indicando l'interlocutore come se fosse l'asino in oggetto.
Banalmente: “Conosco i miei polli”.
Quando ufficialmente si continua a negare l'evidenza dei fatti, anche se ormai palesemente disastrosi.
Frase tratta da una canzone di Guccini , "La canzone dei dodici mesi"[14].
Può essere aggiunta ad altri luoghi comuni, più precisamente: "Le mamme imbiancano, i figli imbiancano, chi la fa l'aspetti ed il carnevale impazza."
Simboleggia il passare del tempo senza che avvengano sostanziali novità, dovute a non interventismo od ad immobilismo.
Una specie di "...campa cavallo..."
Contrariamente al suddetto fratello, che nei racconti di Conan Doyle era molto più furbo del già astuto Sherlock, si soprannominano così persone poco "brillanti".
Stigmatizza una condizione opprimente o, come minimo, vincolante. Generalmente riferita a situazioni sentimentali.
Frase tratta dal libro "Scappa, scappa, galantuomo “ Di Max G. Rusca e Tano Parmeggiani.
Più precisamente la frase è: “…E carichi l'arme sua…” citata sia l’8 gennaio (Ne’ duelli) che il 14 febbraio (Durante i terremoti), che il 5 ottobre (Dei segni e presagi), che il 1° novembre (In punto di morte).
Descrizione di stato d'animo od atteggiamento deciso od irremovibile.
Metaforicamente il gioco di equilibrismo tipico dei circhi. Descrive il bluff di chi vuole dimostrare, in completa malafede, il perfetto funzionamento di qualcosa.
Deriva dal classico gioco d'azzardo, in cui il malcapitato pollo viene accuratamente spennato.
Viene eseguito con svariati mezzi: carte, tavolette rettangolari con fissato, mediante un elastico, una figura qualsiasi, oppure con tre piccole campanelle, sotto la quale giace un sassolino od un pisello.
Metaforicamente, imbrogliare qualcuno.
Traduzione letterale della frase "Arbeit macht frei" che compariva all'entrata dei campi di concentramento nazisti. Ironicamente identifica un lavoro od azienda particolarmente vessatoria, un compito ingrato, oppure il faticoso adempimento di un obbligo preso.
Si riferisce all'estrazione da parte del santo di un numero infinito di castagne da un sacco, atte a sfamare dei bisognosi. Stigmatizza situazioni o persone sfruttate all'inverosimile, oppure cose molto onerose.
Come nel famoso gioco d'azzardo, evidenzia situazioni onerose o rischiose.
Usata ironicamente per stigmatizzare atteggiamenti micragnosi.
Deriva da un delizioso pezzo di Dario Fo, la "Giullarata della resurrezione di Lazzaro". La giullarata è ambientata al cimitero, in occasione della resurrezione di Lazzaro. La frase, nel suo specifico, viene pronunciata dal custode del cimitero, che volta per volta si mette a vendere di tutto, dal biglietto d'ingresso per assistere al miracolo, alle sardine e, nella fattispecie, anche noleggiando le sedie. Per incentivarne il noleggio, descrive scene apocalittiche quali quelle che, durante il miracolo, la gente si spaventi e cada per terra battendo la testa, trapassando.[16] Ed aggiunge, con fare molto cinico e definitivo, appunto codesta frase. Come per dire che non si può sperare in un'altra resurrezione fuori programma.
Questa frase vien usata quindi per identificare situazioni od azioni abbastanza univoche, irripetibili, che non saranno più replicate.
Continuazione "...e lo stritoli come un uovo." (Facoltativo) Esclamazione invocante l'aiuto divino, sia esso di tipo conservativo oppure distruttivo.
Come dall'omonimo film, identifica una situazione che sta rapidamente ed inesorabilmente concludendosi.
Usata spesso in campo lavorativo, quando si viene messi su di un binario morto senza più possibilità di far carriera, magari sperando che dia le dimissioni.
Adesso si chiama «mobbing».
Metodo dispregiativo con cui si augura a chicchessia una tal orrida fine.
Deriva da una scena di un film di Fantozzi. Il capo li invitava, benignamente, a bordo della sua barca; una volta a bordo, pronunciando la fatidica frase, provvedeva a fargli eseguire una caterva di incombenze varie.
Viene usato, ironicamente, quando qualcuno pretende da noi lavori copiosi in momenti impossibili o di ozio generale.
Unita ad un chiarissimo, per quanto volgare, gesto con le mani che indica le inguinaglie.
Indica l'inveterata abitudine a rivolgersi, in caso di bisogno o necessità, sempre alla stessa persona, generalmente l'interlocutore.
Posizione di superiorità, da cui, in genere, si procede a prediche o feroci cazziatoni.
La frase va correttamente interpretata come superlativo di predica, molto spinta e senza remore o riserve.
Leggendaria quella di Mike Buongiorno, quando colse sul fatto la concorrente che leggeva dei fogliettini, durante le domande finali ad un suo telequiz.
Lungo giro di parole, di guareschiana memoria, atto a indicare che una persona non usa svegliarsi od essere operativa prima di una certa ora. In senso lato identifica persona pigra o non mattiniera.
Termine alpinistico che identifica la situazione in cui versa lo scalatore quando non è più in condizione di muoversi, né in avanti, né di tornare indietro.
Allo stesso modo viene descritto lo stato d'animo di chi si trova in situazioni, figurate, analoghe.
Immobilismo, essere incastrati.
Deriva, con qualche evoluzione, da una canzone di De Andrè, dal disco "Storia di un impiegato".
La frase esatta era: "...Imputato!, il dito più lungo della tua mano è il medio, quello della mia è l'indice..." Pronunciata da un giudice identifica una situazione di assoluta superiorità, suffragata dai fatti.
Nel nostro caso, quindi, l'indice telescopico, generalmente citato oppure solo mimato, festeggia l'avvenuto pubblico riconoscimento che un proprio precedente giudizio di è dimostrato valido e corretto.
A tal fatta la frase può essere assimilato al famosissimo: "...l'avevo detto io...".
Da una felice frase del libro "Scappa, scappa, galantuomo" Di Max G. Rusca e Tano Parmeggiani.
Più precisamente la frase è “ ingenuo affresco attribuito alla scuola del Pallucchio XE "Pallucchio" , rappresentante San Codone che uccide il Creditore ” presente il 16 bis gennaio (GITA ALL'ABBAZIA DI GAVAZZATE) e quasi uguale “…decorato da ingenui affreschi (il generale Bava Beccaris che divora un operaio; Camillo Benso di Cavour fra Angeli e Santi).” presente il 10 luglio (ESCURSIONE AL SACRO MONTE DI BIAGGIONO).
Stigmatizza atteggiamenti di auto-incensazione per cose o fatti spesso di poca importanza.
Subito dopo il santo si citerà il personaggio in questione, infine dopo di che si citerà l'azione.
Da una frase del libro "Scappa scappa, galantuomo" Di Max G. Rusca e Tano Parmeggiani.
È citata il 18 marzo, tratta dalla ventisettesima ILLUSTRAZIONI di Giuseppe Giusti.
E' il saluto corbellatorio.
Viene usato per salutare e prendere in giro una persona, bonariamente.
Deriva da una strofa di una canzone dei Gufi, “Vorrei tanto”, in cui il personaggio descrive che vorrebbe suicidarsi, ne descrive i vari metodi, ma conclude dicendo “... ma son timido e non oso / quasi quasi doman mi sposo / l’emozione è quasi ugual”.
Si usa per descrivere, scherzosamente, due situazioni assimilabili per quanto riguarda le emozioni che ne conseguono, anche se decisamente differenti tra loro.
Comunica che si è finalmente verificato un evento tanto atteso.
Soprannome identificante Benito Mussolini XE "Benito Mussolini" o altra persona calva.
Indica un atteggiamento decisamente micragnoso di chi, a fronte di un'offerta, guarda esclusivamente il totale finale, generalmente iscritto in basso, sorvolando su eventuali altri parametri comparativi. A volte è usato per troncare lunghe e fumose descrizioni che accompagnano una descrizione prolissa.
Identifica una persona ridicola.
La frase deriva dal film "Apocalipse Now", dove la "Cavalcata delle Valchirie" wagneriana veniva usata come guerra psicologica, diffusa ad altissimo volume dagli elicotteri durante l'attacco a volo radente di un villaggio. Atteggiamento polemico e combattivo di chi si appresta a chiudere un vecchio conto sospeso, anche con modi bruschi o senza dare possibilità di replica.
Tipico di chi decide di dare le dimissioni, seguite da opportuna chiacchierata esplicativa.
La frase deriva da un libro di H. H. Kirst XE "Hans Hellmut Kirst" : "08/15. La strana guerra del Caporale Asch". Quando tutti sono al corrente di un'eventuale "resa dei conti", brusca richiesta di spiegazioni, azione dannosa, tranne il povero malcapitato.
Sinonimo di denaro. Vedi anche "Frit frit" o "La polenta".
Come nell'omonimo film, quando in un'azienda si verificano una serie di dimissioni in breve tempo.
Gergo XE "Libro: GERGO" milanese; rimane sottinteso: "...chi l'ha nel culo se lo tenga...".
Rappresentazione figurata di una posizione d'inferiorità.
Gergo XE "Libro: GERGO" milanese; rimane sottinteso: "...chi l'ha nel culo se lo tolga...".
Rappresentazione figurata per interruzione di posizione d’inferiorità.
E' assimilabile al noto sillogismo aristotelico.
E' un ottimo metodo per convincere chicchessia in modo quasi logico.
Un esempio:
Non pagare il biglietto del tram è un reato.
Anche uccidere è un reato.
Ergo: non pagare il biglietto del tram è assimilabile ad uccidere.
Come nel fumetto di Linus, corrisponde l'apprestarsi di una scadenza, un appuntamento, un impegno. E' così chiamato anche un opportuna scherzo descritto qui sotto, atto a prevenire gli immancabili bidonari o distratti.
Vedi "Ah!, Già! E' vero, cazzo!”.
In pratica simboleggia anche il momento in cui avverrà un avvenimento importante oppure di una scadenza.
Qualora il gentiluomo possegga amici distratti, quali quelli che dopo confermati impegni, arrivato al giorno ed all'ora giusta, nonché luogo dell'appuntamento non si presentino all'appello e si ritrovi così bidonato, si accerti immanantimente con telefonate e dichiarazioni di guerra, che detto amico si sia dimenticato dell'impegno preso e che, trovandosi alle corde, l’amico distrattone così risponda: "ma tu potevi ricordarmelo prima...".
A questo punto il solerte gentiluomo non sbotti, né inveisca, né faccia massacro alcuno. Annuisca solo con fare acconsenziente e annoti il tutto, subito dopo, sul suo calepino.
Si preparerà così a fare lo scherzo della "Notte del Grande Cocomero".
Successivamente il gentiluomo, svanito ormai il ricordo del passato e cocente bidone, prenda pure altro appuntamento od impegno con amico suddetto, possibilmente un po' di là a venire. Una settimana può bastare.
Da quel momento in poi, si premunisca di avvisare quotidianamente l'amico distrattone, con messaggi sibillini del tipo: "Mancano enne giorni alla Notte del Grande Cocomero". Bello sarebbe variare ogni volta il supporto del messaggio. Vuoi con telefonata diretta in ufficio. Vuoi lasciando detto a casa. Vuoi pregando in famiglia di riferire. Vuoi tampinando i colleghi chiedendo di ripetere, lasciando bigliettini o inviare messaggi a terminale.
Oppure, sbizzarrendosi con telegrammi, telex, fax, volantini e messaggi in bottiglia; oltre che quant'altro venga in mente.
Se l'amico distrattone, prima della fine, sbotterà con frasi del tipo... "Ma mi ricordo sai..." od altro, il gentiluomo potrà procurarsi immanantimente copie registrate del pezzo di Wagner XE "Wagner" "La cavalcata delle Valchirie" (vedi) e piombargli addosso a tradimento, rinfacciandogli con cura il passato bidone.
Tipica frase che giustifica il prolungamento di una bella serata.
Traslato, abbiamo tempo da perdere.
Frase tratta dal libro "Scappa, scappa, galantuomo “ Di Max G. Rusca e Tano Parmeggiani.
Più precisamente la frase è: “ L'ordine, consegnato ai generali e agli ammiragli in busta sigillata da aprirsi alle ore zero, è VINCERE.” presente, ovviamente, il 10 giugno.
Identifica direttive indiscutibili, intendimenti da cui non si può o non si vuole assolutamente deviare.
Continuazione, "vado a lavorare..." indicando volta per volta luogo o posto che non si dimostri decisamente all'altezza della situazione.
Frase che identifica risposte vacue, date da persone poco intelligenti.
Vedi anche "Gabelle".
Strofa di una canzone di Dario Fo, cantata da Jannacci: "Ho visto un Re".
Finale ironica, che tronca un lungo elenco, oppure usata per descrivere le scarse proprietà personali.
Nel libro e film omonimo identificava la madre che doveva scegliere, nel campo di concentramento, quale figlio salvare. L'altro veniva mandato a morte. Un gioco della torre XE "Gioco: della Torre" orribile ed all'ennesima potenza.
Spesso viene utilizzato per indicare una situazione che implica una scelta che si rivelerà pesante e greve di conseguenze in tutti i casi, spesso in campo sentimentale, quando qualcuno o qualcuna deve per forza scegliere tra due possibili alternative.
Annuncia, enfaticamente, la descrizione particolareggiata di situazioni.
E' la pronuncia di "La trovata", dal dialetto emiliano. Identifica l'idea geniale che risolve il problema.
Usata anche ironicamente per identificare rimedi ben peggiori dei mali.
Tipico atteggiamento che contraddistingue l'amante lasciato, che tenta in tutti i modi di riconquistare l'antico bene con tutti i mezzi a propria disposizione, sino a rendersi ridicolo o suscitare pena, senza peraltro ottenere l'effetto voluto.
Vedi "Amputare è meglio, è razionale"
Aggettivo identificante persona o cosa goffa o stupida.
Atteggiamento poco accorto di chi si fa sorpassare dagli eventi, senza pensare di prevenirli od organizzarsi.
Usata come negazione è il sinonimo di persona accorta, acuta. "Non è certo un tipo che si fa crescere l'erba sotto i piedi".
Dal libro "Scappa, scappa, galantuomo “ Di Max G. Rusca e Tano Parmeggiani.
Più precisamente la frase è “«Come on, paisà! Sozzone, vieni a lavarti che ti fa bene! Vieni che è calda!»” e si trova al 6 novembre.
Quando, con tono di superiorità, si consigliano abluzioni, oppure si invita qualcuno a compiere un passo lungamente ponderato.
Parodia della famosa frase di Leo Longanesi. Usata per commentare azioni eseguite da persone di disarmante stupidità.
Vedi "Oroscopo Gemelli" oppure "Mangiatori d'olive".
Il miglior modo per dare dello stupido a qualcuno.
Termine identificante persona decisamente acida o, come si dice in gergo napoletano, "sprucida".
Quando non si può parlare liberamente perché c'è qualcuno in ascolto.
Da un fumetto di Jacovitti, "Cip l'arcipoliziotto".
Classica situazione di preveggenza del giorno dopo, oppure constatazione amara al verificarsi della peggiore ipotesi preventivata.
Identifica, scherzosamente, la propria approvazione.
Risposta canzonatoria a richieste imperiose. Tipica frase dell'orso Yoghi, di Hanna e Barbera.
Dalla canzone di Bennato, "Il gatto e la volpe". Ironicamente, qualora un nostro intervento possa risolvere una situazione.
Ironizza su cose irrilevanti e di poco conto.
Deriva da una canzone di Guccini , dal titolo omonimo[18], ed identifica la precisa intenzione di non voler partecipare a decisioni od avvenimenti scomodi.
Continua con..."Che ci faccio un culo così...".
Dalla canzone di Cochi e Renato, "Il reduce ". Simboleggia il desiderio e la disponibilità di svolgere un'azione, in questo momento impossibile.
Frase di tipico stampo marinaro.
Evidenzia la decisione presa di procedere senza indugi.